42. Santi Faustino e Giovita

Tutto inizia il 9 maggio 806 quando il vescovo Anfrido procede alla traslazione delle reliquie dei Santi Partroni da San Faustino ad sanguinem (oggi S. Angela Merici) alla preesistente chiesetta di Santa Maria in silva, fondata dal vescovo Onorio nel VI secolo. Dopo l’anno 841 il vescovo Ramperto istituisce qui un cenobio chiamando dei monaci benedettini sotto la direzione dell’abate Maginardo, giunto da Reichenau. Nei secoli la chiesa viene ampliata, rimaneggiata e arricchita fino al 1797 quando la repubblica giacobina sopprime definitivamente il monastero.

Esternamente, degno di nota è il campanile medievale sul quale svetta ancora (in copia, l’originale si trova nel museo di Santa Giulia) il gallo segnavento commissionato dal vescovo Ramperto (morto l’11 giugno 844 e sepolto nella stessa basilica). A sinistra del presbiterio si trovano le reliquie del vescovo Onorio: il cranio del santo presenta una frattura, ragion per cui la devozione popolare lo invoca contro la cefalea, infilando la testa ai lati dell’altare. Nel 1649 viene terminato da Giovanni Carra l’altare di San Benedetto, il terzo nella navata sinistra, voluto dall’abate Orazio Barbisoni (amico di Benedetto Castelli e Galileo Galilei) per custodire la mascella di S. Placido e il (mai giunto dal Duomo) braccio di S. Benedetto. Splendidi gli affreschi del presbiterio ad opera di Giandomenico Tiepolo, terminati nel 1755.

Collegamenti:
San Faustino in riposo

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